Esther Beer Percal  
  In queste opere l'incontro con la storia si manifesta a livello piu' intimo e introverso del racconto di se', quello del ricordo e della memoria della propria infanzia triestina. Una zona privata dell'io che l'artista fa materializzare confrontandosi con tante memorie: quelle della propria famiglia dalle diverse origini, dell'ebraismo triestino, degli umori, delle asprezze e dei colori della citta' e del suo entroterra multietnico filtrati attraverso i ricordi dell'infanzia - ed espressi percio' con segni infantili. Il fazzoletto-simbolo non e' qui solo il segnale del ricordo e del pianto, e' anche il pegno materiale dell'infanza e della femminilita'  - quel "corredo" domestico che corrisponde alla donna, alla casa, ai lavori domestici; ma e' anche il frammento frivolo di una seduzione borghese, di altri tempi; ed e' anche "il fazzolettino" dei canti popolari d'amore e di corteggiamento di tutta l'Europa.  In queste opere esso viene incorporato nella tecnica mista di ciascun dipinto come sostrato materiale e simbolico dell'immagine (la serieta' del quadrato), al pari di altri "apporti" del passato: lettere, documenti, scritture - sui quali il presente, nell'atto del ricordare, "in-scrive" la propria versione dei fatti, a volte ilare, a volte tenera ed indulgente, altre volte irrevocabile.  
 

Marina Beer